A Salute @ Venezia, tra le varie conferenze, ha suscitato la mia attenzione "Chi ha incastrato il Fascicolo Sanitario Elettronico ?", titolo ironico credo partorito dall'effervescente Claudio Saccavini. Non c'è dubbio che il FSE è uno degli argomenti più gettonati della sanità elettronica, vuoi per i diversi progetti regionali, vuoi per il recente parere del garante della privacy. In pochi anni il FSE è diventato la pietra filosofale della sanità elettronica, anche se su come realizzarlo e cosa metterci dentro il dibattito è più aperto che mai, per non parlare poi del Patient Summary che è la tipologia di documenti più controversa da disegnare e gestire.
Ho assistito al dibattito, dopo gli interventi dei relatori, senza intervenire. La mia sensazione, frutto anche della mia esperienza diretta nella questione, è che ancora una volta noi informatici ci lasciamo prendere da quella che definirei la sindrome della de-contesualizzazione, ossia di provare a disegnare soluzioni astratte, partendo dalle tecnologie e dalle opportunità che queste offrono, senza invece partire dai casi concreti e dalle esigenze dei medici. Parlare in astratto ad esempio di patient summary è un non senso. Non capisco perché, considerato che l'80% delle risorse sanitarie sono assorbite dalle patologie croniche, non si possa partire da queste e dai modelli assistenziali che le trattano, come la gestione integrata MMG - ospedale, le reti di patologia, per disegnare documenti, funzioni, modalità di accesso e così via.
Si eviterebbe, in questo modo, di progettare e realizzare soluzioni che tentano di trasporre in astratto il paradigma e l'organizzazione della sanità cartacea con la sanità digitale. Ma questo è un altro lungo discorso che merita un approfondimento che farò in un prossimo post.